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Il ciclismo è colore ed il colore diventa ciclismo nelle opere di Antonio Tamburro. Le maglie degli atleti, le biciclette, la fila delle ammiraglie, le bandiere dei tifosi non sono altro che colori in movimento che animano le grandi tappe del Giro, del Tour o dei circuiti mondiali.

La prima immagine che ci colpisce, qando ci mettiano ai bordi di una strada in attesa del gruppo, è proprio quell'insieme di sagome colorate in lontananza che poco per volta, avvicinandosi, prendono forma.

I nostri occhi scandagliano quella scia fino ad incrociare i volti di chi in quel gruppo cerca la vittoria. Tamburro conosce bene quel momento e il suo linguaggio pittorico ci immerge nella realtà di uno sport che rivive nelle sue tele. Un insieme di colori che i fondono e si confondono regalandoci ogni volta una scena nuova plasmata dalla luce e dall'atmosfera unica che il ciclismo sa creare.

Nelle opere di Tamburrosi ritrovano quelle atmosfere, quelle suggestioni, quelle immagini fissate nel colore e che dal colore sembrano uscire, scappare quasi dalla tela per interpretare se stesse. Immagini ferme, immobili nella realtà eppure magicamente vive: ora con il volto di Fausto Coppi, naturalmente da solo e al comando, o dell'uomo di ferro Gino Bartali oppure del pirata Marco Pantani, sui pedali, in fuga, in salita.

Agonismo, scatti, volate, una maglia iridata da conquistare: schegge di sport trasformate in quadri, e per il mondiale di Varese tutto questo diventa anche una mostra d'arte. Per la prima volta, infatti, in un campionat del mondo, la sala stampa apre le sue porte per ospitare il lavoro di un pittore; non un museo o un'aula silenziosa, ma il luogo dove nascono i pensieri, gli articoli e le immagini che andranno a vestire i quotidini ed i programmi televisi di tutto il mondo. Un luogo affollato e frenetico, ma al tempo stesso prezioso: centinaia di giornalisti al lavoro e attorno a loro le opere di Tamburro dedicate al ciclismo. Imprese già entrate nella storia e reinterpretate dall'artista, nuove  storie da scrivere per i giornalisti impegnati a raccontare giorno dopo giorno l'avventura del mondiale di Varese.

Tutto in una sala dedicata al ciclismo.

Una bell'idea e una mostra d'arte che parla di sport e di un mondo affascinanteche tra fughe sprint e grando vittorie, emoziona e coinvolge, da oltre un secolo, generazioni di appassionati.

Il Mondiale di Varese offre così a Tamburro l'occasione per mostrare il suo amore per il ciclismo, e non solo, perchè nelle sue opere si respira una grande cultura sportiva, una conoscenza profonda della storia delle due rute che lui ricostruisce, pennellata dopo pennellata, attraverso immaginiche ricompongono come in un film il racconto di mezzo secolo di vita. Un racconto pieno d'amore, di passione vera,quasi un viaggio nel tempo che ci riporta dai giorni nostri fino agli anni cinquanta reinterpretati da Tamburro che con il colore dona nuova vta alle immagini impresse nella nostra memoria solo e soltanto con le tinte classiche del bianco e del nero. E così Coppi, su quel tornante dello Stelvio, si rtrova immerso in un vortice di colore che ci sorprende; probabilmente quegli stessi colori che apparivano a chi su quelle strade sttendeva col cuore in gola il passaggio dell'Airone.

Qui sta il trucco e l'alchimia del pittore che aggiunge anche altri particolari, arricchisce la scena con elementi nuovi che donano all'immagine finale un sapore moderno. Quasi che, con un astuto gioco del tempo, Tamburro ci abbia riportato indietro negli anni per soddisfare l'incofessata frustrazione di non avere mai vissuto veramente quei momenti leggendari. E' come se l'artista si conducesse per le strade del tempo e del grande ciclismo. Inquelle immagini ci si perde, il pittore fissa il momento, ma inevitabilmente i meccanismi della mente ci portano avanti ed indietro rispetto a quell'istante, perchè attorno ad ogni immagine creata da Tamburroc'è una storia che si racconta da sola e sono tutte stoie che parlano di grandi uomini e di giornate per tutti indimenticabili.

E qui c'è la sintesi dell'opera di Tamburro dove cultura, amore per lo sport e grande talento si fondono per sempre sulle sue tele. Quelle tele che diventano strade colorate dalla fatica, dalle emozioni e dalla gioia di un traguardo tagliato davanti a tutti

                                                                                                                                  Davide De Zan