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Testimonianza di una figlia
Parlare
del proprio padre non è certo semplice, a volte si rischia
di non essere obiettivi,altre volte di esserlo fin troppo.
Generalmente ogni figlio, fin dall'adolescenza, vede
il proprio padre come modello da seguire, qualsiasi
professione egli faccia. Per quanto mi riguarda mi ritengo
fortunata di avere un padre artista, nonostante a volte
senta il peso della sua forte personalità. Devo a lui
l'aver sviluppato uno spiccato senso estetico e creativo
che mi accompagna fin da bambina, essendo stata sempre
a contatto con il mondo dell'arte, ma soprattutto devo
a lui l'avermi trasmesso l'amore per le piccole cose
della vita che riesco ad apprezzare quotidianamente.
Ho sempre viaggiato molto con mio padre, specialmente
in occasione delle inaugurazioni delle sue mostre e
ho imparato molto dal suo modo di porsi con la gente,
sia professionalmente che umanamente. Questi viaggi
sono stati significativi perche oltre ad avermi dato
l'oppurtunità di visitare svariati musei e città d'arte,
sviluppando in me un forte interesse per la storia
dell'arte, hanno rappresentato un momento di crescita
personale, grazie al quale ho imparato ad aprirmi verso
ogni tipo di novità artistica e culturale. Ancora oggi
viaggiamo spesso insieme, e ogni volta è sempre bello
poter condividere con lui questa splendida passione
che ci accomuna. Questo e altro ancora avrei da raccontare
riguardo al rapporto che ho con mio padre, ma preferirei
parlare della sua figura di uomo visto che è già stato
scritto molto sulla sua figura di artista. Chi conosce
mio padre sa quanto per lui siano importanti i rapporti
umani, rapporti che lui cerca e mantiene costantemente
non solo nel lavoro ma anche al di fuori di esso. Oggi
più che mai non è per niente facile trovare un artista
che metta al primo posto l'aspetto umano, d'altronde
la società in cui viviamo oggi non fa che allontanare
le persone a acuire l'invidia a la competizione, specie
nell'ambiente di lavoro. L'arte non è certo rimasta
immune da questo meccanismo sempre più deleterio, diventando
anch'essa un semplice strumento di mercificazione globale.
Non esistono più i bei tempi in cui gli artisti si riunivano
nei caffè o nei bistrò di periferia a discutere del
lavoro e dell'arte in generale. Da quelle discussioni
nascevano sempre interessanti confronti e idee rivoluzionarie,
molte delle quali hanno partorito importanti scuole
di pensiero e correnti artistiche. Non resta che un
malinconico amarcord di quei tempi, una pagina della
storia impressa e indelebile sui libri ma quasi del
tutto dimenticata dalle persone. Negli ambienti artistici
oggi è sempre più raro trovare la stima e la solidarietà
umana tra artisti, soprattutto se appartenenti a diversi
tipi di correnti, ma ancora peggio se non appartenenti
a nessuna corrente specifica. Molti critici hanno definito
la pittura di mio padre "neo figurativa" ma
francamente il peso di questa "etichetta"
non ha mai aggiunto valore alla sua pittura ne tanto
meno credo la farà in futuro. Un artista con un grande
potenziale creativo alle spalle come il suo non lavora
in funzione a questo o a quel critico che si taglierebbe
un braccio pur di farlo lavorare alla sua mercè, ma
va avanti per la sua strada rinunciando ad ogni tipo
di compromesso e proposta allettante che gli venga fatta.
L'unica vera gratificazione per mio padre è quella di
sapere che alla gente piace la sua pittura e suscita
emozioni indipendentemente dal suo valore economico.
Oltretutto se un quadro è bello dal principio non necessita
di particolari approvazioni e consensi perché
si legittima da solo aldilà di ogni tipo di investimento
economico. Di questo mio padre ne è fermamente convinto
e lo ha sempre sostenuto negli anni, lo conferma il
fatto che pur rimanendo svincolato da qualsiasi appartenenza
artistica e avendo anteposto ad essa una personale ricerca
pittorica è sempre stimato come artista, a discapito
di tutte le mode transitorie. Se in parte la scelta
di rimanere al di fuori di queste appartenenze lo ha
limitato e gli ha precluso una certa visibilità negli
ambienti del jet set artistico, dove non sembrano prevalere
i meriti e le capacità, dall'altra parte lo ha svincolato
da ogni tipo di rimpianti, considerando il suo carattere
solitario e individualista nei confronti di ogni tipo
di appartenenza ideologica e artistica. Un altro aspetto
che non lo ha mai convinto è quello della frequentazione
dei salotti mondani perché agli antipodi con la sua
semplicità umanae con la sua onestà intelletuale. Mio
padre mi racconta spesso un episodio che risale a circa
più di venti anni, quando dopo l'inaugurazione di una
sua mostra a Verona, mentre tutti gli invitati e il
gallerista si erano spostati per cenare al ristorante,
lui se l'era svignata lasciando il suo posto vuoto di
fianco al gallerista che lo cercava disperatamente per
tutta la serata. Questo episodio divertente ed estremo
rispecchia in pieno il suo carattere schivo e riservato
in situazioni formali come questa, anche se oggi rispetto
a quando era giovane e all'inizio della della sua carriera
non scapperebbe più e non si sentirebbe più a disagio
in queste situazioni. Il suo carattere estremamente
comunicativo lo fa stare bene con tutti, tranne che
con i prepotenti, gli arroganti e gli ignoranti che
si accaniscono contro chi è più debole ed indifeso.
La sua generosità istintiva e la sua grande forza morale
lo hanno sempre avvicinato di più alle persone umili
come lui, indipendentmente dalla loro posizione sociale,
privilegiando i rapporti umani e ricercando la semplicit
nelle piccole cose quotidiane più che nell'apparenza
delle cose esteriori.
Il 2005
è stato un anno proficuo e significativo per il suo
lavoro perché ha inaugurato un nuovo ciclo pittorico
totalmente diverso da quello del passato. La scelta
di iniziare a sperimentare un nuovo tipo di pittura,
caratterizzata da un linguaggio più immediato ed espressivo
ha avuto un ottimo riscontro sul pubblico e sui galleristi,
specialmente all'estero. Da molto tempo avrebbe voluto
iniziare questa nuova pittura me per lui non è stato
facile liberarsi dalla gabbia e dal condizionamento
del mercato che lo ha sempre conosciuto per il suo tipo
di pittura precedente. Queste ultime opere
quindi rappresentano un importante passaggio creativo
che gli ha permesso di esprimere liberamente la sua
vera vena artistica attraverso una maggiore istintività
e casualità nel dipingere. Il colore è diventato il
vero protagonista di questi quadri dove convivono costantemente
realtà e visionarietà in un susseguirsi di racconti
di scene e situazioni umane che finiscono li dove inizia
il viaggio immaginario della fantasia. Nella sua pittura
rimane sempre la visione poetica della realtà anche
se tradotta in forme nuove, la vitalità della materia
pittorica esaltata dalle energiche pennellate di colore,
Io studio della luce e delle ombre attraverso un gioco
di tonalità piùcalde con quelle più fredde e infine
il racconto umano inserito in particolari atmosfere.
Cosi come nella vita, nei suoi quadri non racconta mai
completamente tutto, ma lascia allo spettatore la possibilità
di immaginare il proseguo svelando solo quel tanto che
basta per imprimere un profondo senso di mistero, come
in uno dei suoi ultimi quadri "In vetrina"
dove si intravede appena una donna dietro una vetrina
risucchiata quasi del tutto dal turbinio delle pennellate
e dai giochi di luce, o ancora in "Occhio"
dove le insegne e i manifesti pubblicitari si confondono
con immagini vacue di presenze femminili, alcune dalle
sembianze umane altre semplici ombre. Quest'ultima serie
di opere dimostrano una netta evoluzione rispetto alle
opere del passato perché il colore diventa il vero protagonista
e attraverso questo Tamburro scava, sviscera la realtà
liberandola dalla sua fredda apparenza, riuscendo ancora
una volta a sintonizzarsi con i sentimenti dell'animo
umano. Mi auguro che la sua pittura, con questo nuovo
ciclo di opere, abbia nel proseguo il giusto riconoscimento
che merita, continuando a suscitare emozioni e vincendo
l'indifferenza e i pregiudizi di molti che alla vera
sofferenza e al lavoro onesto di un artista antepongono
ostinatamente e ipocritamente un arte insensata e priva
di emozioni. Nonostante questo sono convinta che la
vera vittoria di mio padre sia quella verso se stesso
e verso il piacere che prova nel dipingere, l'unico
piacere che fa sentire vivo un artista e che riesce
a farlo evadere dal mondo e ricollegarsi ad esso ogni
volta che ne sente la necessità.
Barbara
Tamburro
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